La Terrazza di Villa Cavalletti, uno spazio per la valorizzazione della biodiversità culturale, agricola e sociale dei Castelli Romani.
Immersa nel Parco regionale dei Castelli Romani, la storica tenuta di Grottaferrata rilancia un modello che unisce biodiversità, agricoltura, comunità, salute e sostenibilità.
C’è un luogo, a Grottaferrata, dove il paesaggio dei Castelli Romani non fa solo da sfondo, ma entra direttamente nel racconto del territorio. Quel luogo è Villa Cavalletti, storica dimora immersa nell’area di Tusculum, oggi restituita a una nuova vocazione culturale e agricola che tiene insieme memoria, natura, ospitalità e visione. Qui la bellezza non è più soltanto contemplazione: diventa esperienza, educazione al gusto, valorizzazione delle produzioni locali, occasione di incontro. Ed è proprio in questa direzione che si muove il progetto della Terrazza di Villa Cavalletti, nuovo spazio aperto al pubblico e pensato come officina per la valorizzazione della biodiversità culturale, agricola e sociale dei Castelli Romani.
Villa Cavalletti, del resto, possiede tutte le caratteristiche per essere molto più di una semplice location per eventi. Inserita in un contesto archeologico e paesaggistico di grande rilievo, compresa nell’area di Tusculum e protetta dal Ministero dei Beni Culturali, custodisce una tenuta agricola biologica con vigneti, oliveti monumentali e grani antichi, un parco secolare e spazi simbolici come il Villino Rosso, oggi Museo dell’Olio. Il complesso, recentemente riqualificato dall’Azienda Agricola Biologica Tierre, racconta una precisa idea di territorio: quella dei Castelli Romani come luogo di sintesi tra fertilità del suolo vulcanico, qualità della vita, tradizione agricola e capacità contemporanea di fare impresa culturale. Non è un caso che qui l’antico locus amoenus torni a vivere in forma attuale, trasformandosi in un laboratorio di turismo consapevole e di sostenibilità produttiva.
La Terrazza, aperta all’ultimo piano dell’edificio dell’Accademia attiguo alla villa storica, è il simbolo più visibile di questa nuova fase. Il progetto, curato dall’architetto Dario Biello, lavora sul dialogo fra interno ed esterno, fra recupero e contemporaneità, fra materiali locali e scelte sostenibili. Cotto, travertino, legno, ceramiche dai toni morbidi, vetrate panoramiche e arredi storici restaurati concorrono a creare un ambiente che non interrompe il paesaggio, ma lo prolunga. La Terrazza nasce così come spazio conviviale aperto, in cui il cibo non è solo ristorazione, ma linguaggio culturale, strumento di sviluppo e chiave per ricostruire un rapporto più profondo tra comunità, turismo e identità locale.
Il primo appuntamento del nuovo ciclo, dedicato al tema della cucina italiana come patrimonio UNESCO tra identità, territorio e sostenibilità, ha subito chiarito la direzione del progetto. L’incontro ha riunito operatori del settore, studiosi e protagonisti del mondo enogastronomico, facendo emergere una visione ampia del cibo: non semplice prodotto, ma veicolo di cultura, relazione, economia e responsabilità. Barbara Nappini, presidente di Slow Food, ha richiamato il valore della diversità della cucina italiana e del rispetto dei produttori; da qui si è aperto un confronto concreto sulla possibilità di inserire presìdi Slow Food e Dop laziali in nuovi percorsi rivolti ai viaggiatori, anche in dialogo con il mondo della cucina. In altre parole, Villa Cavalletti prova a far uscire la filiera corta da una dimensione puramente produttiva per riportarla dentro un ecosistema più ampio, dove il cibo tocca il turismo, l’educazione, il paesaggio e la qualità della vita.
È qui che il progetto assume un significato ancora più forte per tutto il Parco dei Castelli Romani. Perché ciò che accade a Villa Cavalletti non riguarda soltanto una tenuta o un calendario di eventi: riguarda un modo diverso di pensare il territorio. Il Parco, istituito nel 1984, tutela infatti le risorse naturali e culturali del Vulcano Laziale dei Monti Albani su circa 15 mila ettari distribuiti in quindici comuni, con l’obiettivo non solo di proteggere, ma anche di favorire una fruizione razionale e uno sviluppo sociale ed economico coerente con la vocazione dei luoghi. In questa cornice si inserisce la figura di Ivan Boccali, presidente del Parco regionale dei Castelli Romani. L’avvocato Boccali propugna una visione dell’Ente come unificatore dell’ecosistema territoriale e produttivo e dunque non solo e non tanto come un ente che si limita a porre vincoli, ma un soggetto capace di connettere ambiente, agricoltura, cultura, salute, relazioni sociali e opportunità di crescita.
È una filosofia virtuosa che trova nella stessa Villa Cavalletti una traduzione concreta. La filiera corta, infatti, non è soltanto una scelta economica o agricola. È una visione che investe il benessere delle persone, la qualità dell’alimentazione, il presidio del paesaggio, la sopravvivenza dei saperi locali, il rafforzamento del tessuto sociale. Mangiare bene, con prodotti stagionali, con l’olio, il vino, la farina e le materie prime del territorio, significa anche difendere una cultura della prevenzione e della salute, oltre che una forma di sostenibilità che tiene insieme l’uomo e l’ambiente. In questo senso l’olio d’oliva, al centro di molte iniziative di Villa Cavalletti anche grazie al Museo dell’Olio e al Villino Rosso, diventa quasi un emblema: prodotto della terra, racconto di civiltà mediterranea, risorsa nutrizionale, esperienza sensoriale e segno identitario.
Il calendario 2026 rende questa impostazione ancora più evidente, perché distribuisce lungo l’intero anno un racconto coerente del territorio. Dopo l’inaugurazione di marzo dedicata all’olio extravergine, aprile è il mese della tradizione e del territorio, con percorsi fra ville e dimore storiche e appuntamenti Slow Food; maggio si apre alla biodiversità, all’educazione e alla cultura, con incontri sulla stagionalità, laboratori per famiglie, libri e collegamenti con Marino; giugno mette al centro natura, paesaggio e vino, tra trekking fino a Tuscolo, conversazioni sul vino e sguardi letterari sui Castelli; luglio unisce convivialità e musica, agosto invita alla degustazione consapevole, settembre guarda al tema del raccolto, ottobre all’identità casearia e novembre al tempo come ingrediente. È un programma che fa convivere degustazioni, didattica, escursioni, laboratori, presentazioni e visite al Museo dell’Olio, e che mostra bene come Villa Cavalletti voglia trasformarsi in presidio culturale permanente, non in contenitore occasionale.
Anche la proposta gastronomica segue questa linea con grande chiarezza. Come ha sottolineato Tiziana Torelli, motore di questa straordinaria realtà di eccellenze, la Terrazza nasce per valorizzare le ricchezze dei Castelli Romani e accrescere la consapevolezza sul cibo grazie alla collaborazione dell’intero territorio. Il menu, infatti, punta a dare rilievo ai prodotti stagionali, a quelli della Tenuta Agricola Villa Cavalletti e alle filiere locali e regionali: farina, olio e vino, la “trinità mediterranea”, diventano così non solo ingredienti, ma parole chiave di una narrazione territoriale. È una cucina che non rincorre l’effetto, ma lavora sulla profondità del luogo. E proprio per questo può parlare ai residenti, ai visitatori, alle famiglie, agli studiosi, ai produttori e a chi cerca nei Castelli Romani un’esperienza più autentica e meno stereotipata.
Villa Cavalletti, allora, non è soltanto una bella tenuta nell’agro romano. È un tassello privilegiato all’interno del Parco dei Castelli Romani che, nella sua unicità e nella sua parziale antropizzazione vuole essere la cinghia di trasmissione virtuosa che unisca la tutela del verde, la salute, i mondi della produzione e della ristorazione, l’associazionismo, l’universo culturale e sportivo, i visitatori e la comunità locale. Un tipo di Ente quindi che riconosce nella biodiversità e nella filiera corta non un tema di nicchia, ma una leva concreta di benessere, coesione e sviluppo. Ed è in questo orizzonte che la figura del presidente Ivan Boccali emerge come interprete di una visione territoriale nuova, capace di dare unità a ciò che troppo spesso resta separato: natura e cultura, agricoltura e turismo, economia, storia, tradizione e futuro. Villa Cavalletti, con la sua Terrazza affacciata sul paesaggio dei Castelli, sembra oggi il luogo ideale da cui questa filosofia può prendere forma e diventare racconto condiviso.






