IL LUOGO

Un’ondata di emozioni:  intense, incontrollate, a volte non immediatamente decifrabili.  Un  rivivere in maniera realistica e commovente momenti fondamentali della nostra storia novecentesca.  Viaggiare con la mente e l’immaginazione, frugando nella memoria dei racconti tramandati dai  nostri genitori e dai nostri nonni. Tutto ciò è percepibile visitando Piana delle Orme, vicino Latina. Si tratta di un  parco tematico realizzato all’interno dell’omonima azienda agrituristica.

LA STORIA

Dedicato al ventesimo secolo, il complesso museale, collocato in una serie di grandi padiglioni immersi nel verde, ci guida attraverso 50 anni di storia italiana. Oltre 30 mila metri quadrati di esposizione per raccontare le tradizioni e la cultura della civiltà contadina, le grandi opere di bonifica delle paludi pontine, la seconda guerra mondiale, ma anche per mostrare i veicoli e i mezzi agli albori della grande industrializzazione e i giocattoli con i quali si divertivano i bambini di allora.  Gli  eventi principali raccontati con maestria e passione all’interno del museo sono in primo luogo  la bonifica del  grande Agro pontino  voluta nel ventennio,  cioè di una zona umida di notevoli dimensioni (135.000 ettari) e sede della foresta di pianura più grande d’Europa (17 mila ettari).  Nel secondo gruppo di padiglioni vengono invece narrate indelebili vicende belliche legate alla seconda guerra mondiale.  Per quanto riguarda la bonifica della vasta area, immaginata e progettata fin da prima dell’epoca romana,  il regime totalitario riuscì là dove erano falliti tutti i precedenti tentativi, compresi quelli voluti da alcuni papi. Vicenda ancor più incredibile è che i progettisti di Mussolini si ispirarono alle idee esatte che  Leonardo di Vinci aveva elaborato in materia  per conto del papa Leone X , mai messe in pratica  per  la morte di quest’ultimo.  A torto (come emerso da vari  giudizi emersi nel secondo dopoguerra)  o a ragione (in quanto esaltata dalla propaganda del regime),  la bonifica delle paludi (il c.d. deserto paludoso malarico) e il relativo disboscamento ha rappresentato un’opera titanica. Dal 1924 al  1937 l’uomo ha sconvolto un luogo vergine, primordiale  e selvaggio (amatissimo dai nobili che vi praticavano lunghe battute di caccia),  “trasferendolo” in solo tredici  anni dalle epoche più antiche e remote  al novecento. D’altro canto l’intervento antropico ha reso fertile un luogo malsano trasformandolo in salvezza e futuro  produttivo per migliaia di contadini (ne vennero utilizzati  150.000) provenienti in particolare dal Veneto, dal Friuli e dall’Emilia Romagna. Il secondo filone tematico riguarda la battaglia di El Alamein, le vicende degli sbarchi in Italia e la presa di Montecassino. Nei padiglioni si rivivono feroci combattimenti, in presenza di mezzi militari, simulazioni e armamenti di ogni genere e foggia: carri armati, velivoli, mezzi di sbarco, materiali, jeep, mitragliatrici e cannoni. Particolare enfasi viene data anche agli scontri avvenuti a Cisterna, in cui trovarono la morte i ranger americani guidati dal leggendario colonnello William Darby.

E’ persino rievocata la deportazione degli ebrei  ambientata all’interno di un treno. Insomma, un  lavacro nelle radici della storia d’Italia e una  bella alternativa domenicale, per grandi e piccini, rispetto a quanto potrebbe offrire il freddo schermo di uno smartphone.

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