Ristorante: participio presente del verbo ristorare, e cioè mangiare e bere in modo da
riprendere le forze, rifocillarsi. In senso più generico, qualcosa o qualcuno che ristora, cioè
che fa tornare vitali ed efficienti. Oggi parleremo del ristorante la Campana.

Proviamo a calare questo verbo nel 500, nelle vie della sopita Roma papale. La città è
addormentata da secoli, tra vigne, giardini, orti e verdi colline punteggiate di ruderi e ville
nobiliari, quasi immemore del proprio passato, cuore antico del più grande e significativo
impero della storia del Mondo.

Ciò non significa che l’attività economica e il genio siano assenti, tutt’altro.

Nel 1518 il banchiere Agostino Chigi e Raffaello Sanzio sono ancora viventi (entrambi ci lasceranno nel 1520), mentre il sacco di Roma non è ancora immaginabile: eppure avverrà di lì a poco (1527).

Nella città eterna dell’epoca, seppur stregata nella sua apparente immutabilità, i forestieri
mangiano e dormono, esattamente come i suoi abitanti.

Chiudendo gli occhi e sbirciando dal pertugio del sogno, proviamo a ricreare nella nostra
mente la nascita di una locanda cinquecentesca, situata in centro.

Geolocalizziamola esattamente nel vicolo della Campana, vicino a Piazza Nicosia.

Cosa offriva il proprietario ai propri clienti? Non certo un servizio raffinato come oggi. I cibi,
dalla selvaggina, alla carne, ai formaggi, a volte erano scadenti, si praticava il gioco
d’azzardo, scoppiavano risse, vigeva un largo consumo di alcolici, vivaci prostitute (tassate
dallo stesso Papa!) rallegravano momenti di uomini rudi, spesso stipati in stanzoni.

La cartolina della Roma del sedicesimo secolo ci restituisce una società in subbuglio: sotto
la volta del papato immensi artisti e grandi fortune costeggiano sacche di povertà senza un
domani.

In questo mutevole scenario, disporre di notizie e carteggi relativi a un locale antico di
cinque secoli nel centro di Roma – ancora magnificamente in piedi al piano terra di una casa a due piani – significa possedere le chiavi del tempo: come srotolare infinite immagini di vita in costume.

Ubicata strategicamente, a un passo dal Tevere e dal porto di Ripetta, non lontano dal
mercato della Rotonda e dal macello di Piazza del Popolo, l’osteria gestita inizialmente da
tal maestro Pietro della Campana doveva sfamare chissà quanti pellegrini (i romei) che si
dirigevano verso Castel S. Angelo, il Vaticano oppure dalle parti di Piazza Navona e Campo
dei Fiori.

La zona in quegli anni era sicuramente considerata di grande importanza (pur se vittima di
frequenti esondazioni del Tevere), e disgrazia volle che di quel Pietro se ne persero le
tracce a seguito del sacco di Roma, buia vicenda da cui l’Urbe riemerse sfigurata e offesa fin nei suoi più intimi recessi.

Quella bettola, “La Campana”, che ha dato il nome alla strada del Campo Marzio, di
proprietario in proprietario, una generazione dopo l’altra, è ancora lì e festeggia i suoi
cinquecento anni.

Certo, dal Settecento in poi gli ospiti si sono affinati, sono arrivati i turisti,  e da parecchio la vetusta osteria si è trasformata in un ristorante romano di alta qualità.

 

Ristorante la Campana, Roma
Ristorante la Campana, Roma

Ma chi ne furono gli avventori? A due passi abitava Torquato Tasso (seppellito nella solitaria
chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo); Caravaggio bazzicava assiduamente via della Scrofa
abitando nel vicolo di San Biagio, oggi del Divino Amore. Goethe frequentò assiduamente
la città e il popolo, e lo stesso Stendhal talvolta si rifugiava nelle osterie capitoline,
entrambi per ritrovare l’antico spirito della romanità.

Tanti personaggi hanno frequentato il ristorante, curato dalle famiglie Jacobini e Trancassini fin dall’alba del Novecento: da Sordi a Fellini, da Anna Magnani a Guttuso, da Trombadori a Moravia, a Gassman etc..

Un lungo, interminabile filmato reale che racconta la fatica, la passione, l’amore, l’impegno,
la speranza, la gioia, la convivialità e il gusto del trascorrere insieme del tempo.

Tutto ciò per far sentire le persone a tavola “uniche e a casa propria”. “La Campana”, il ristorante più antico del Mondo, è in lizza per farsi riconoscere il prestigioso titolo da inserire nel libro del Guinness dei primati.

La sua storia non solo è gastronomica, ma anche profondamente umana, intimamente italiana, irripetibile in altri paesi, che la dice lunga su chi siamo e su che cosa potremmo ancora essere, malgrado tutto. (per prenotazioni e contatti:
http://www.ristorantelacampana.com/en/)

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