IL FORO ROMANO, DI NOTTE

C’è un modo, al calar delle tenebre, quando l’aria smette di bruciare. C’è un pertugio, un istante per chiudere gli occhi e riaprirli, trascinati in un tempo sontuoso, il tempo della romanità. Di notte, nella Capitale, le pietre dei Fori  imperiali parlano, chiamano impetuose e ci catapultano in epoche lontane.

Ciò lo si deve a un bellissimo progetto multimediale  ideato da Piero Angela e Paco Lanciano.  Da aprile a novembre, il  visitatore  può immergersi in un sogno notturno assaporando  due percorsi storici che contraddistinguono la spina dorsale della  civiltà occidentale, visto il calibro dei personaggi coinvolti.

LA STORIA DEI FORI: IL FORO DI CESARE

Il  percorso iniziale riguarda il Foro di Cesare. Il primo dei Fori imperiali di Roma venne realizzato al fine di ampliare gli spazi del centro politico, amministrativo e religioso della città, nella tradizionale piazza pubblica del Foro romano, e contemporaneamente di celebrare la figura che ne aveva voluto la costruzione,  Gaio Giulio Cesare. Fu una delle rare opere del programma urbanistico che il grande uomo politico, stratega e condottiero poté inaugurare, il 26 settembre del 46 a.C., prima della sua morte.

Si tratta di una passeggiata serale della durata di circa un’ora, commovente e straordinaria. Almeno per chi si sente coinvolto dalla brezza del passato. I giochi di luce e le ricostruzioni animate ridipingono magistralmente gli edifici oggi appena percepibili o miracolosamente conservati, facendoli rivivere per la gioia dell’occhio e del pensiero.

IL FORO DI AUGUSTO

Il secondo viaggio riguarda il Foro di Augusto. Ispirato a quello di Cesare e finanziato col bottino di guerra, venne fatto edificare sulle pendici del Quirinale da Ottaviano, a ridosso del quartiere della Suburra. Esso era formato da una vasta piazza dove era situata una grande statua dell’imperatore su una quadriga. Al suo interno, come chiusura scenografica,  il tempio (di cui oggi rimangono solo poche colonne) dedicato a Marte Ultore . La rappresentazione, che dura una quarantina di minuti, avviene stando seduti, come al cinema. Davanti allo spettatore il proscenio è maestoso: il Foro e le sue vestigia, delimitato da un imponente muro di tufo e peperino alto circa trenta metri che lo separava (proteggendolo)  dalla Suburra, zona spesso soggetta a incendi. Attraverso un sapiente e ragionato uso delle luci vengono valorizzati e spiegati i punti più significativi del luogo, a quei tempi animatissimo: un po’ come succede quando si utilizza la torcia durante un’immersione subacquea. Inoltre dei  fasci di luce riproducono esattamente tutte le opere racchiuse nel Foro. Per alcuni attimi esse  ci vengono restituite nella loro magnificenza consentendoci di ricostruirle e conservarle per sempre nell’animo. Rimane l’amarezza per una bellezza perduta, ma questa sensazione  viene mitigata appunto dalle  meritoria  operazione di “ortopedia ricostruttiva” che agisce potente  all’interno della nostra fantasia.

Ma le sorprese non finiscono qui.

LE DOMUS ROMANE

 

A un passo dalle opere di due giganti della storia, che anche attraverso la pietra vollero lasciare un segno indelebile della loro grandezza, Palazzo Valentini, sede della Prefettura, regala un’altra esperienza imperdibile: la visita delle Domus romanae, case patrizie di età imperiale. Mosaici, pareti decorate, pavimenti policromi, basolati e altri reperti hanno costituito  il punto di partenza per ridare vita a preziosi ambienti e testimonianze del passato attraverso ricostruzioni virtuali, effetti grafici e filmati. L’intero progetto, anch’esso coordinato da Piero Angela e Paco Lanciano, consente  allo sguardo di veder “rinascere” strutture murarie, ambienti, peristilii, cucine, terme, decorazioni e arredi, compiendo un viaggio virtuale nei meandri di una grande Domus dell’antica Roma, grazie a un felice connubio tra antichità e innovazione. La parte finale della  visita regala una bellissima descrizione della Colonna Traiana, istruttiva e completa.  Una volta completato il percorso e riemersi alla luce del sole, si rimane scossi, meravigliati, con la necessità di riordinare le idee. Non siamo gli stessi di prima, abbiamo aggiunto una lente diversa al modo in cui guardavamo quelli stessi luoghi. E questa sensazione è già una grande vittoria per chi promuove la cultura.

 

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