Karen Blixen era tutto e il contrario di tutto. Possedeva anche il raro dono di saper ascoltare, essere egoista e incredibilmente generosa. La sua era una conversazione arguta e brillante, ricca di spirito e toccante sarcasmo.

L'affascinante Karen Blixen da giovane
L’affascinante Karen Blixen da giovane

Si può dire che aveva mille volti e mille vite, sempre diverse, malgrado il dolore, la malattia, la solitudine.

Amava celarsi dietro numerosi pseudonimi: a Rungstedlund era Tanne per il padre, col quale aveva trascorso pomeriggi felici a riconoscere gli uccelli e a cavalcare; era Tania per il fratello Thomas che aveva amato teneramente; Titania per l’amante Denys Finch-Hatton, suo unico grande amore; la Baronessa, per il bel mondo; Karen per i suoi numerosi amici; Isak Dinesen per il suo pubblico, quello della sua terra.

Ad una ventina di chilometri a nord di Copenaghen, dopo aver percorso in treno una meravigliosa campagna costellata di pittoresche casette colorate, si giunge a Rungstedlund. In questo villaggio, e precisamente in una grande casa affacciata sul golfo di Oresund, la celebre scrittrice Karen Blixen, autrice de “La mia Africa” e di tanti altri capolavori, trascorse gran parte della sua vita, o meglio, la sua fase iniziale e quella finale.

Il museo di Karen Blixen a Copenhagen - Angolo della Sala del Disegno
Angolo della Sala del Disegno

La vita karen blixen

Nata qui il 17 aprile 1885, Karen Christence Dinesen, capì ben presto che oltre alla tranquilla routine di campagna e ai pettegolezzi che ogni tanto giungevano dalla capitale, il mondo poteva offrirle molto di più.

Lei non accettava le convenzioni sociali del suo tempo, che l’avrebbero voluta casalinga e moglie fedele.

Museo di Karen Blizen - La stanza di Ewald, con ricordi del periodo di Karen in Africa
La stanza di Ewald, con ricordi del periodo di Karen in Africa

Fu così che, nel 1913, dopo essersi fidanzata per ripiego con il barone Bror von Blixen – Finecke (fratello gemello dell’uomo che realmente amava, ma dal quale purtroppo non era ricambiata), decise di partire con lui per il Kenya. La vita “borghese” sembrava, infatti, andarle stretta e non essere adatta al suo carattere romantico e ribelle. Sposatisi senza troppo entusiasmo a Mombasa nel 1914, i due si trasferirono in una grande fattoria a Nairobi, ai piedi degli altipiani del Ngong, dove si dedicarono alla conduzione di una piantagione di caffè.

Museo di Karen Blixen - Lo scrittoio del padre della Blixen, usato da Karen per la stesura dei suoi libri
Lo scrittoio del padre della Blixen, usato da Karen per la stesura dei suoi libri

Nel suo libro autobiografico “la mia Africa”, descrisse quel luogo come “un paesaggio unico al mondo, […] quasi l’essenza forte e raffinata di un continente. I colori, asciutti ed arsi, parevano colori di terracotta. […] Il respiro del panorama era immenso”.

Quando i Blixen acquistarono la proprietà, essa comprendeva anche seimila acri di terreno, dei quali solo seicento furono utilizzati per la coltivazione del caffè, mentre tutto il resto fu lasciato all’originario stato selvaggio, come una vera e propria riserva naturale.

Per i primi tempi la vita coniugale sembrò andare bene, o meglio non troppo male, ma Karen fu ben presto costretta a tornare in Danimarca per curarsi dalla sifilide trasmessale dal marito, che nel frattempo intratteneva una relazione extraconiugale con una donna indigena.

Una volta tornata in Kenya divorziò dal marito, ponendo così fine ad un matrimonio infelice fin dall’inizio.

Rimasta sola, la Blixen decise di rimanere a vivere a Nairobi, dedicandosi completamente alla sua piantagione.

Fu allora che entrò nella sua vita quello che sarebbe stato l’unico grande amore, che nell’immaginario collettivo avrà sempre il volto seducente del suo alterègo cinematografico Robert Redford, l’aristocratico inglese Denys Finch-Hatton, il quale si divertiva a sorvolare l’incontaminata natura africana a bordo del suo aereo privato, facendo quasi da guida turistica alla perdutamente innamorata Karen (non meno affascinante di Meryl Streep).

Purtroppo, però, anche questa romantica unione ebbe vita breve, dato che il povero Hatton morì precipitando col suo biposto nel 1931. Proprio in quello stesso anno il crollo del mercato del caffè provocò il fallimento della piantagione, cosicché la Blixen fu costretta a cessare l’attività.

Museo di Karen Blixen - Un angolo della calda, accogliente Stanza Verde, riservata agli ospiti
Un angolo della calda, accogliente Stanza Verde, riservata agli ospiti

A quel punto, ormai rimasta tristemente sola e senza prospettive, non poté far altro che abbandonare l’Africa e tornare nella casa di famiglia in Danimarca.

In questa dimora, ormai troppo grande e vuota per una donna malata e dal cuore spezzato, amava intrattenere gli ospiti più diversi, sollecitandoli con la sua conversazione, nonostante tutto, ancora ironica e frizzante.

E fu proprio in questa casa, seduta ad una scrivania affacciata sulla costa dell’Oresund che, invece di struggersi passivamente nella bruciante nostalgia dei bei tempi trascorsi in Kenya, decise di fissare tutti i suoi ricordi, nero su bianco, dando alla luce nel 1937 il suo capolavoro letterario “La mia Africa”, sotto lo pseudonimo di Isak Dinesen, reso celeberrimo dalla fortunata trasposizione cinematografica che il regista Sidney Pollack ne realizzò nel 1986 (girando proprio all’interno della fattoria africana che, dopo la morte della scrittrice, avvenuta il 7 settembre 1962, fu donata al Kenia, in occasione dell’indipendenza del paese).

Utilizzando una piccola parte degli enormi proventi del film, a partire dal 1991, la casa natale di Karen Blixen a Rungstedlund venne trasformata in museo, che ancora oggi offre ai visitatori, e soprattutto alle nuove generazioni, l’opportunità di ammirare alcune importanti testimonianze della vita di questa donna così straordinaria.

Museo di Karen Blixen - Veduta dal laghetto della casa natale di Karen Blixen
Veduta dal laghetto della casa natale di Karen Blixen

Ancor prima di varcare la soglia dell’edificio, una grande fotografia in bianco e nero raffigurante la Blixen sorridente, accoglie i visitatori come una perfetta padrona di casa.

Gli interni accoglienti mantengono ancora intatta l’atmosfera e gli odori di quando le numerose stanze erano abitate dalla grande scrittrice: alle pareti sono appesi molti quadri a tempera, a carboncino e ad olio, dipinti da Karen che in gioventù aveva frequentato la scuola d’arte di Copenaghen, mentre in apposite bacheche di cristallo sono esposte fotografie fatte in Kenya, lettere d’amore, documenti e manoscritti originali.

Nello studio, situato vicino all’ingresso e chiamata Stanza di Ewald, ecco la scrivania sulla quale essa elaborò tutte le sue opere, in cui fanno bella mostra le foto del suo adorato Denys Finch-Hatton, insieme alla sua poltrona preferita e a molti oggetti Masai, provenienti dalla fattoria di Nairobi.

La visita prosegue nel resto della splendida villa, attraverso la sala del disegno e la galleria dei dipinti, piene di opere realizzate dalla stessa Blixen, la stanza verde, nella quale si trova ancora il grammofono regalatole dall’amato Denys Finch Hatton e che allietò il resto della sua vita solitaria, l’elegante sala da pranzo arredata con mobili del ‘700 e piena di composizioni floreali che la scrittrice realizzava ogni giorno con i fiori del giardino, mentre in apposite sale è possibile ammirare suggestive fotografie e filmati, ascoltando addirittura la voce stessa  della Blixen, registrata  nel corso di un’intervista.

Ma questa casa è solo una parte del patrimonio che lei ha voluto lasciare alla sua amata Rungstedlund: infatti nel 1958 la scrittrice aveva ancora un sogno nel cassetto; trasformare la sua tenuta, di ben 40 ettari, con il laghetto, le colline e il bosco, in una riserva naturale per gli innumerevoli uccelli che avevano trovato in quel luogo il loro habitat ideale.

Durante una trasmissione della Radio Danese, spiegò ai suoi ascoltatori che:” col tempo sono arrivata a considerare Rungstedlund soprattutto come una proprietà  degli uccelli migratori.

Le stagioni, qui, sono scandite dal loro arrivo e dalla loro partenza”, e per questo chiedeva loro di aiutarla, con una donazione alla Fondazione che avrebbe preservato dopo la sua morte quell’ambiente incontaminato, facendone un vero e proprio santuario ornitologico.

Uccelino su un albero del parco
Uccelino su un albero del parco

La risposta dei suoi numerosi ammiratori fu talmente entusiastica, che oggi tutti possono ammirare la realizzazione di quel sogno passeggiando tranquillamente, immersi nella natura rigogliosa, e ascoltando il cinguettio riconoscente di tutti gli uccellini che vi abitano.

Svolazzando fanno la fila per andare a ringraziare la signora che li ospita, sepolta sotto una semplice lapide, ai piedi del vecchio albero sulla collina, dove la scrittrice amava sedersi a leggere o contemplare la natura.

Info: www.visitdenmark.com/denmark/karen-blixen-museum-gdk620530

Bibliografia di Karen Blixen

  • Gli eremiti e l’aratore – 1907
  • La famiglia dei Cats – 1909
  • Ex Africa – 1915 (poesie)
  • Il matrimonio moderno – 1923
  • Lettere dall’Africa – 1914-1931
  • La rivincita della verità – 1926
  • Il pranzo di Babette – 1952
  • Sette storie gotiche – 1934
  • La mia Africa – 1937
  • Dagherrotipi
  • I sognatori e altre storie gotiche
  • Carnevale e altri racconti postumi
  • Racconti d’inverno – 1942 (undici racconti)
  • Il matrimonio moderno
  • I vendicatori angelici – 1944
  • Ultimi racconti – 1957
  • Capricci del destino – 1958
  • Ombre sull’erba – 1960
  • Ehrengard – 1963

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Da sempre appassionato di viaggi, una volta l’anno spariva dalla circolazione per vivere in libertà le sue sudate vacanze, quando era un impiegato, ma non diceva niente a nessuno. Era il suo segreto che voleva tenere nascosto a tutti i colleghi. Quando tornava da questi viaggi misteriosi, aveva profondi e indelebili ricordi che diligentemente fissava sulla sua Super 8 e che condivideva proiettandoli soltanto ai suoi più cari amici. Amava fare il documentarista, quando all’epoca pochi sapevano di questo affascinante marchingegno e tutto sembrava più magico. Poi negli anni ‘70 dopo aver lasciato il lavoro, ha fatto il primo grande viaggio per un reportage fotografico e giornalistico in paesi esotici con sua moglie Simonetta in una roulotte: Da allora non ha più smesso e non si è mai pentito delle sue scelte, lavorando sempre con grandi testate.

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