Se vi trovate nei pressi di Trastevere a Roma, l’occasione è ghiotta per scoprire Villa Farnesina, uno dei simboli più importanti della vita e dell’architettura rinascimentale fuorita nella Capitale

Giardini-di-Villa-Farnesina.

Cenni storici

La Villa venne progettata da Baldassarre Peruzzi a favore del mecenate senese Agostino Chigi, alla cui morte enne acquistato dal Cardinale Alessandro Farnese, da lui il nome della Villa.

Verso la fine del ‘700 venne acquisita dai Borboni e divenne dimora di Salvador Bermùdez De Castro, nobile ambasciatore spagnolo. Dalla prima parte del XX sec. diventa proprietà dello Stato Italiano.

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Villa Farnesina vista dal 1°piano

Sala delle nozze

La camera da letto di Agostino Chigi, nota come la Sala delle Nozze di Alessandro e Rossane, assume questo nome per via delle storie affrescate che vedono come protagonista Alessandro Magno e Rossane, figlia di Ossiarte e principessa persiana.

Lo scopo della storia prescelta era quello di glorificare la figura di Agostino, committente dell’opera, tramite un paragone con l’eroe della classicità.

Affrescata nel 1518-1519, effettuarono i lavori nella sala prima l’architetto Baldassarre Peruzzi e poi il pittore Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma.

Il soffitto è cassettonato e ornato da motivi  geometrici dal colore dorato e blu e da dodici piccoli riquadri che illustrano le scene dalle Metamorfosi di Ovidio alternate a decorazioni vegetali. Su progetto di Baldassarre Peruzzi venne realizzato da Maturino da Firenze affiancato da Polidoro da Caravaggio.

Al centro è collocato lo stemma araldico di Agostino Chigi su fondo azzurro.

Sulle pareti sono affrescate alcune scene raffiguranti Alessandro Magno.

Villa Farnesina - vista dai giardini
Villa Farnesina – vista dai giardini

Alessandro Magno incontra l’harem di Dario, re di Persia

Nella camera da letto del banchiere Chigi, nella sua casa romana, ci sono due grandi affreschi. Uno rappresenta l’incontro di Alessandro con la madre di Dario, la sua famiglia ed il suo harem, l’altro gli amori di Alessandro e Roxane.

Infatti, quando Alessandro conquistò la fortezza persiana di Sogdian fece prigioniero il nobile Oxyartes la cui figlia, Roxanne, era una donna molto bella. Alessandro la sposò ed ebbe il suo unico figlio ed erede.

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Villa-Farnesina_Sala-delle-nozze

Sulla parete destra è dipinta la Clemenza di Alessandro Magno nei confronti della famiglia di Dario, il re persiano sconfitto: Alessandro Magno, dopo la battaglia, riceve la vedova e le figlie del rivale. Tra le figure femminili si riconosce un volto ispirato alla Galatea di Raffaello. Sotto l’affresco si trova il camino e ai lati è affrescata la fucina di un vulcano.

 

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Villa-Farnesina_-matrimonio-di-Alessandro-e-Roxane

Bucefalo

Bucefalo è il nome dell’illustre cavallo che affiancò Alessandro Magno per gran parte della sua vita. Secondo le testimonianze di Plutarco, Nel 344 fu offerto da Filonico di Tessaglia a Filippo, per la somma di tredici talenti, il cavallo Bucefalo.

Il cavallo in un primo momento si dimostrò intrattabile: non tollerava che lo montassero e si rivoltava.

Filippo, irritato da questi comportamenti e arresosi alle insubordinazioni del cavallo, ordinò che il Bucefalo fosse portato via. Alessandro intervenne, assumendosi il compito e la responsabilità di montarlo e di pagare lui stesso i 13 talenti nel caso in cui fallisse.

Tramite accurate osservazioni, Alessandro notò che il cavallo sembrava aver paura della propria ombra che vedeva muoversi dinanzi a sé e quindi, lo rivolse col muso verso il sole prima di salire in sella. Alessandro stupì la folla dimostrando di essere in grado di saper domare anche un cavallo come il Bucefalo, da quel giorno suo fidatissimo compagno. Si racconta anche che Bucefalo permettesse solo ad Alessandro di cavalcarlo e che, anzi, si inginocchiasse spontaneamente al suo cospetto affinché egli potesse salirgli in groppa ogni volta che desiderava. L’amore che il cavallo nutriva nei confronti del padrone era talmente forte tanto che, quando durante la battaglia per l’assedio di Tebe (agosto 335) Bucefalo fu ferito, non permise ad Alessandro di montare nessun altro cavallo. Riguardo l’origine del nome di Bucefalo, che in greco significa “testa di bue”, le testimonianze riportano più dati. Alcuni dicono che la sua testa, di alta statura e dal forte carattere, ricordasse appunto la testa di un bue, e che quindi da ciò ne derivasse il nome. Altri affermano che il suo manto fosse nero e, sulla fronte, risaltasse una macchia bianca a forma proprio di testa di bue. Altri ancora ritenevano che Bucefalo, in battaglia, venisse ornato con corna d’oro per accentuarne l’aspetto temibile.

Nozze di Alessandro e Rossane

Sulla parete settentrionale della Sala delle Nozze è rappresentata la scena delle Nozze di Alessandro e Rossane che dà il nome alla stanza. Nell’affresco sono presenti vari richiami al tema del matrimonio come per esempio gli angioletti alati, la fiaccola sorretta dal dio Imeneo, simbolo delle nozze, raffigurato alle spalle di Efestione,seminudo, fedele compagno di Alessandro. Sono presenti anche giochi prospettici: in basso c’è un pavimento in prospettiva dove Alessandro dà la corona alla sposa; sulla base del padiglione del letto c’è uno specchio caratteristico della cultura fiamminga – che rende più grande otticamente la stanza. Il letto,forse , riprendeva quello che esisteva realmente nella camera, fatto di oro, avorio e pietre preziose. L’affresco con le Nozze di Alessandro e Rossane era il più importante perché era dedicato al matrimonio tra Agostino e Francesca, ma era anche difficoltoso da realizzare perché doveva ricreare un antico dipinto del pittore greco Azione, che però non si trovava più, e non ne erano nemmeno presenti copie. Per ricostruirlo si sono basati su una descrizione presente nell’ Erodoto dello scrittore latino Luciano.

Secondo alcune fonti, probabilmente, all’inizio, Agostino Chigi avesse chiesto a Raffaello di dipingere questa camera. Ma lui era già occupato  a realizzare la Loggia di Psiche, quindi l’incarico passò al Sodoma.

Sala delle Prospettive

INTRODUZIONE:

In occasione delle nozze con Francesca Ordeaschi Agostino Chigi effettuò dei lavori di restauro all’interno della sua villa.

Prestò particolare attenzione all’ampliamento della sala al primo piano, detta Sala della Prospettiva, in quanto questa era la stanza in cui avrebbe poi tenuto il suo ricevimento di nozze il 28 agosto 1519, alla presenza di personaggi famosi e persino di papa Leone X. Agostino I affidò nuovamente questo incarico all’architetto della villa, Baldassare Peruzzi. Nelle cosiddette sale della prospettiva si notano non solo i riferimenti all’antichità, ma anche il rapporto costante tra interno ed esterno. La Sala Prospettiva ha questo nome perchè per la prima volta in pittura si utilizza la scenografia.stato utilizzato per la prima volta per la pittura Fregio mitico e pannelli degli dei Direttamente sotto il soffitto a cassettoni azzurri si trova un fregio con scena mitologica, che è decorato con verdure dorate in rilievo. Inserisci il personaggio femminile a sinistra e il personaggio maschile a destra.

PARETE NORD

Il fregio della parete nord raffigura: il mito di Venere e Adone, il Trionfo di Bacco, il mito di Pelope ed Enomao, il Parnaso, il trionfo di Venere.

  • Le divinità sono Diana, Minerva e Giunone.
  • Sopra al camino è affrescata la fucina di Vulcano.•

Tra le colonne.

 PARETE EST

sono raffigurati: Morfeo ed Alcione, il carro dell’Aurora e Procri, il carro del Sole.

  • Le divinità sono Venere e Apollo.
  • Tra le colonne sono affrescate vedute urbane

PARETE SUD

Il fregio della parete sud presenta la toeletta di Venere, Apollo intreccia una corona, il mito di Arione, il mito di Pan e Siringa.

Le divinità sono: Saturno, Giove, Nettuno e Marte.

Tra le colonne troviamo vedute campestri ed urbane, tra le quali si riconosce la vicina porta Settimiana.

PARETE OVEST

Nel fregio della parete ovest sono affrescati: il mito di Alcione che vede Ceice morto in mare, Deucalione e Pirra, il mito di Dafne trasformata in alloro.

Le divinità ritratte nelle nicchie sono: Mercurio e Cerere.

Tra le finte colonne si vedono paesaggi laziali.

La storia di queste mura è particolarmente ricca, addirittura drammatica. Molto interessanti sono gli scritti lasciati dai Lanzichenecchi, i mercenari di Carlo V che invasero la villa, ne sottraevano i beni e la distrussero parzialmente. Fu allora che parte del Rinascimento arrivò finalmente al Tevere, letteralmente e metaforicamente. Parte delle scritte vandaliche che distrussero gli affreschi sono in tedesco e risalgono al 1527. riparazione Gli affreschi furono completamente ricoperti da nuove decorazioni nel 1863, ma furono restaurati da un restauro nel 1976-1983. La fascia rimane intatta, anche se con qualche danno. Tuttavia, nella parte inferiore della stanza, sono stati riscontrati vari danni, l’area originaria era molto usurata e vi era un viraggio di colore in corrispondenza delle finestre dovuto alla penetrazione dell’umidità.

Nella parete est in seguito ad un cedimento si sono verificati danni di circa 8 cm di larghezza. Il cedimento è ancora visibile in due grandi fessure oblique, una delle quali interessa parte della figura di Apollo e il volto della sua amante sottostante.

Saletta Pompeiana

Dopo i recenti restauri ha riaperto al pubblico l’incantevole “sala pompeiana” a Villa Farnesina.

La sala è oggi la sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei e presenta sulle pareti le straordinarie decorazioni ottocentesche ispirate ai modelli antichi. (Durante gli scavi di Pompei ed Ercolano rinasce un particolare interesse nei modelli antichi da parte della nobiltá e della borghesia dell’Ottocento)

In un primo periodo nel Cinquecento la saletta rappresentava solamente un semplice pianerottolo collegato alle cucine di Agostino Chigi.

Mentre nell’Ottocento grazie ai restauri commissionati dal Duca di Ripalta, Salvador Bermudez De Castro, la saletta è stata decorata con il tipico stile pompeiano, che ancora oggi preserva.

Infine negli anni Trenta del Novecento, la “Saletta pompeiana” accoglieva i servizi igienici di Guglielmo Marconi, presidente della Reale Accademia d’Italia.

Loggia di Amore e Psiche

La Loggia di Amore e Psiche a Villa Farnesina è il punto centrale del percorso artistico di questa residenza villa, serviva alle le feste e alle rappresentazioni teatrali organizzate dal proprietario.

Raffaello trasformò la volta della Loggia d’ingresso in una pergola. Tuttavia, l’impianto generale dell’affresco e l’ideazione delle singole scene e figure si devono a Raffaello, ma agli affreschi lavorarono spesso numerosi artefici della sua bottega, tra cui Giovan Francesco Penni, Giulio Romano e Giovanni da Udine, autore del trionfo dei festoni di fiori e frutta.

La facciata è chiusa in alto da un cornicione con un festone di Putti. La conclusione dei restauri è recente.

Villa Farnesina_ Portico di Amore e Psiche di Raffaello

La Loggia, situata nel piano terreno e composta da cinque archi che sono attualmente chiusi da vetrate protettive poichè erano maggiormente esposti agli agenti atmosferici , le pareti sono scandite da lesene tripartite.

Raffaello trasformò la volta della loggia d’ingresso in un pergolato, come se il pergolato del giardino ei padiglioni si estendessero in festoni sgargianti all’interno della villa. Al centro della volta due grandi arazzi: il sontuoso Convitto degli Dei, in cui la fanciulla ingiustamente perseguitata ottiene finalmente il consenso divino , e il banchetto nuziale di Amore e Psiche, culmine simbolico dell’intero ciclo. Nella fascia sotto l’arazzo, 10 pennacchi con gli episodi del racconto, mentre 14 vele raffigurano amorini che con animali e attributi delle varie divinità dei vicini pennacchi.

La decorazione ad affresco ha inizio sul lato corto sulla sinistra della loggia: Venere mostra la fanciulla ad Amore Psiche, il ciclo prosegue poi in senso orario verso il pennacchio successivo, dove Amore indica alle tre Grazie qualcosa in basso. I quattro pennacchi successivi rappresentano: Venere che si lamenta con le dee Cerere e Giunone, Venere che su un carro alato vola verso l’olimpo, prega Giove e Mercurio in volo. Le scene continuano con la rappresentazione della terza prova di Psiche: attingere l’acqua allo Stige ed ,infine, Mercurio conduce Psiche all’ Olimpo. Quest’ultima scena si sarebbe dovuta trovare tra i due arazzi al posto dello stemma di Giulio II.

Villa Farnesina_ Portico di Amore e Psiche di Raffaello

IL MITO

C’erano una volta un re e una regina che avevano tre figlie. Le prime due erano bellissime, ma la terza era tanto bella che non era possibile trovare una parola umana per descriverne il fascino. Il suo nome era Psiche. Tanta bellezza scatenò l’ira e la gelosia di Venere. Venere decise di punire la fanciulla e mandò sulla terra suo figlio, Amore, con quest’ordine: “La ragazza deve innamorarsi dell’uomo più brutto e ignobile del mondo. Ora va’ e colpiscila con una delle tue frecce”.Le frecce di Amore, infatti, avevano il potere di far innamorare la persona colpita secondo il volere di chi le scoccava. Amore scese sulla terra e volò fino al palazzo in cui abitava la ragazza. Tuttavia, quando vide Psiche rimase incantato dalla sua bellezza, tanto che per la distrazione si ferì con la punta della freccia.E così, vittima del suo stesso potere, Amore si innamorò perdutamente di Psiche.Amore rapì la principessa e la portò nel suo palazzo. Il dio non volendo essere riconosciuto, incontrava la sua amata solo di notte. Psiche essendo tanto curiosa di conoscere quell’uomo una notte, mentre Amore dormiva, accese una lucerna e la avvicinò al suo volto. Mentre ammirava il dio però fece cadere una goccia d’olio bollente su Amore, che si svegliò.

Tradito dalla sua amata, a cui aveva ordinato di non guardarlo mai in volto, Amore fuggì lontano, abbandonando Psiche.La fanciulla, disperata, lo cercò in tutto il mondo, senza trovarlo. Alla fine, andò al tempio di Venere a chiederle aiuto. La dea, che aveva intenzione di liberarsi di lei, le promise il suo aiuto, ad una condizione: Psiche avrebbe dovuto superare quattro durissime prove. L’ultima delle quattro la fecero cadere in un profondo sonno.Per fortuna, il corpo di Psiche fu trovato da Amore, che passava di lì. Il dio la portò nel suo castello e la svegliò. Psiche gli raccontò delle quattro prove e di tutte le fatiche che aveva passato; Amore, colpito dal coraggio e dalla determinazione della ragazza, chiese aiuto a Giove. Giove fece bere a Psiche il nettare degli dei: in questo modo, la principessa divenne una divinità e ottenne il permesso di abitare sull’Olimpo, insieme ad Amore.

Sala del Fregio

La Sala del Fregio si trova al piano terra di Villa Farnesina. La porta di accesso è sotto il pennacchio con Mercurio nella Loggia di Psiche.

La sala prende il nome dal fregio che si sviluppa lungo tutto il perimetro della stanza che la decora. Il fregio, realizzato da Baldassare Peruzzi tra le sue prime opere romane, rappresenta il primo decoro della Villa.

Questa sala, il cui ambiente è decisamente più piccolo di quello delle altre sale, era riservata a trattare affari privati.

Il soffitto è a cassettoni, suddiviso in forme geometriche, al cui interno si trovano in rilievo motivi floreali e due iscrizioni in latino, l’una sul lato Nord e l’altra sul lato Sud. Sia i motivi floreali che le lettere dell’iscrizione sono dipinti d’oro e spiccano sullo sfondo blu e rosso. Le pareti invece, verosimilmente, erano decorate con degli arazzi.

Il soffitto è separato dalle pareti da una cornice dorata. Subito sotto la cornice si trova il fregio, che riprende motivi mitologici, affrescati, tra il 1508 e il 1509, sempre dall’architetto Baldassare Peruzzi e dai suoi allievi intorno.

Fregio, parete NORD. In questa sezione del fregio sono affrescate dieci delle dodici fatiche di Ercole, separate da raffigurazioni di tronchi d’albero.

Fregio, parete EST. Qui sono rappresentate le ultime due fatiche di Ercole e una statua femminile che chiude la saga Eraclea. Proseguendo lungo il fregio, si trovano raffigurati il ratto d’Europa, Danae adagiata sul letto che accoglie Giove sotto forma di pioggia dorata, il mito di Demele che muore dopo essere stata colpita dal fulmine divino, il mito di Atteone trasformato da Atena in un cervo e poi sbranato dai suoi cani. Chiudono la parete Est altre scene relative al re Mida.

Fregio, parete OVEST. Nelle scene raffigurate in questa sezione sono presenti una Ninfa, Bacco e alcune baccanti, il satiro Marsia sconfitto da Apollo in una gara musicale, il mito di Meleagro (la caccia ad un cinghiale spaventoso) e il mito di Orfeo (Orfeo con uno strumento simile ad una viola incanta gli animali grazie al meraviglioso suono).

Fregio, parete SUD. Lungo questa parete è affrescato un corteo marino, nel quale alcuni amorini si divertono a pescare o sul dorso di delfini. Il fatto che nell’affresco sia presente una divinità fluviale ha fatto pensare che l’ambientazione del corteo sia un fiume e non il mare.

Complessivamente, lungo tutto il fregio sono raffigurate più di 150 figure. Le scene raffigurate probabilmente rimandano ad alcuni tratti caratteriali di Agostino Chigi, il padrone di casa. In generale risalta il contrasto tra ragione e passione.

Sala di Galatea

La loggia o Sala di Galatea è la sintesi di tutte le personali ambizioni del committente della villa Agostino Chigi. Il banchiere senese ha riservato alla loggia una funzione speciale, quella di raffigurare la sua vita per immagini: non solo il soggetto della nascita, ma anche i suoi progetti futuri. In origine la loggia aveva archi aperti sul giardino, poi chiusi nel 1650, da dove era previsto l’ingresso, che permetteva di vedere un paesaggio completamente diverso rispetto all’attuale, che ci ha regalato il soffitto scolpito L’effetto di distorsione, invece, doveva suggeriscono una profondità illusoria.

Gli affreschi delle logge furono realizzati da diversi artisti che seguirono un complesso programma pittorico, che prevedeva nelle volte temi astrologici, dedicati a scene mitologiche del cielo e delle pareti, soprattutto con l’aria nella mezzaluna e la prima orchestra. miti legati all’acqua.Forse era prevista una fascia più bassa con un pannello dedicato alla Mitologia della Terra, che non fu mai completato. Il primo artista a decorare la loggia fu Baldassarre Peruzzi, che potrebbe aver completato la volta nel 1511 con il diagramma della costellazione di Agostino.

Dalla fine del 1511 all’inizio del 1512 vi fu lavoro nella sala: le storie di Raffaello, che dipinse gli affreschi di Galatea, e di Sebastiano del Piombo, che dipinse gli affreschi di Polifemo e lunette, sono tratte dalle Metamorfosi di Ovidio: Miti del delitto e del rapimento, come Teseo che insegue Progne e Filomena, Dedalo e Icaro. Peruzzi ha solo una falce di luna decorata con un’enorme testa di giovane, che secondo la leggenda fu opera di Michelangelo Buonarroti. La leggenda narra che Michelangelo fosse così incuriosito dagli affreschi di Raffaello da non permettere a nessuno di vedere le sue opere, si travestì da venditore ed eluse la sorveglianza distraendo gli allevatori con la mercanzia.

La leggenda narra che Michelangelo fosse così incuriosito dagli affreschi di Raffaello da non permettere a nessuno di vedere le sue opere, si travestì da venditore ed eluse la sorveglianza distraendo gli allevatori con la mercanzia. Entrato nel palazzo in fase di costruzione, si trovò davanti alla parete semiaffresco del rivale. Incapace di resistere alla tentazione di provarci, raccolse un pezzo di carbone, disegnò una testa enorme e bella e corse via. Quando Raffaello tornò nella stanza per riprendere il suo lavoro, vide il dipinto e capì che solo le mani di Michelangelo potevano creare un’opera così magistrale. Nonostante fosse irritato dall’intrusione, decise di non cancellarlo e ordinò a nessuno di toccarlo. Quindi è stato mantenuto fino ad oggi.

LA VOLTA DELLA SALA DI GALATEA

Sulla volta della loggia il pittore e architetto Baldassarre Peruzzi dipinse un affresco della costellazione del Chigi. La volta è divisa da una figura architettonica, suddivisa in 26 scomparti, in cui sono dipinti dei miti. Questa mappa del cielo è raffigurata come sarebbe dovuto apparire Agostino il giorno della sua nascita, con gli elementi astrali necessari per dettagliare la sua costellazione. Dieci piume esagonali all’interno rappresentano i segni dei pianeti e dello zodiaco, costellazioni antropomorfe in quattordici vele, che sorreggono i simboli delle costellazioni che rappresentano; piume e vele intervallate da putti, a cavallo di meraviglie monocromatiche animali. Sul soffitto al centro della volta si trovano due formelle ottagonali separate dallo stemma dei Chigi (sostituito nella seconda metà dell’Ottocento dallo stemma del Duca di Ripalta) su fondo azzurro :Il programma pittorico doveva essere adattato alle strutture architettoniche disponibili e, non disponendo di dodici pendenti, il pittore fu costretto a rappresentare entrambi i segni (Ariete e Toro; Bilancia e Scorpione) nello stesso esagono. La scelta di rappresentare quattordici costellazioni anziché le esistenti trentasei costellazioni sembra ancora controversa. Di quelle ipotesi avanzate che guidano la scelta, una delle più sensate è quella di scegliere il segno zodiacale che sorge e tramonta con la Vergine, identificato come il segno che trovò la luna alla nascita di Agostino Chigi.

IL TRIONFO DI GALATEA

Raffaello decorò uno dei campi parietali con la leggiadra figura di Galatea, la bella ninfa colta mentre si allontana dal suo corteggiatore su un fantastico cocchio a forma di capasanta trainato da due delfini e guidato dal fanciullo Palemone e circondata da tritoni, amorini e nereidi. L’ affresco ha forma rettangolare ed è databile al 1512 circa, probabilmente realizzato tra la fine della Stanza della Segnatura e l’inizio della Stanza di Eliodoro in Vaticano. Si trova sotto una lunetta di Sebastiano del Piombo e a fianco del Polifemo dello stesso artista. Per diverso tempo ‘affresco venne considerato di mano di aiuti di Raffaello, in particolare di Giulio Romano; restauri novecenteschi hanno invece rilevano la piena autografia raffaellesca.

SALA DI GALATEA: POLIFEMO

Secondo le fonti antiche, qualche mese dopo che Raffaello ebbe completato l’affresco con il Trionfo di Galatea, Sebastiano del Piombo affrescò sulla parete di fianco e in continuità iconografica con esso, la grande figura di Polifemo. Lo sgraziato innamorato di Galatea era originariamente nudo poi, per decenza, venne rivestito con un abito di un azzurro intenso che rimanda al colorismo veneziano. Polifemo è seduto sulla spiaggia, rivolge lo sguardo malinconico verso il mare a destra e regge in mano il flauto con il quale, secondo il mito, tenta di attirare Galatea della quale è innamorato.

Villa Farnesina: Polifemo
Villa Farnesina: Polifemo

Probabilmente le pareti dovevano essere decorate da altre scene tratte dalla storia della Ninfa Galatea, mai realizzate. Per questo motivo i due affreschi presenti (Galatea e Polifemo) non raffigurano gli eventi principali della storia. Ci appare chiaro che difficilmente si riuscirà a decifrare con assoluta certezza un così ricco e complesso programma iconografico che, unico nel suo genere, fu probabilmente elaborato in collaborazione con un astrologo della cerchia papale. E nota, comunque, la passione di Agostino Chigi per gli studi di astrologia, e sicuramente grande fama in questo campo egli derivò direttamente dalla particolarità della volta astrologica nella Loggia.

Articolo e foto realizzati dalla classe 3AS del Liceo E. Majorana di Roma (AS 2021-22).

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Francesca is a Strategic thinker and a visionary business leader. Marketing / Communications manager, with over 20 years of experience in partnership and business development. She has worked for leading companies such as Wind TLC, ItaliaOnline, Seat PG, Paesionline, Valica and AirBnB. Francesca teaches Marketing in several International school and Universtities (Loyola University, the Rome Study Center of Richmond American University in London, Rome Business School, etc.). She loves to create and distribute cross media format (web-social-radio). To meet the technological challenge of voice search focused in the Travel industry (her great passion), she founds Voicesearch.travel LinkedIn Profile: https://www.linkedin.com/in/barbarancia/

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